STORIA DEL TEMPIO CREMATORIO
Notizie storiche
La Società per la Cremazione di Pistoia fu costituita nel 1883, avendo come primo e fondamentale obiettivo quello della realizzazione del Tempio Crematorio, di cui in quegli anni stavano comparendo i primi esempi in alcune città d’Italia.
L’edificio fu realizzato nel 1901, progettato dall’ing. Vittorio Baldini.
Questi, seguendo un ormai stanco filone storicistico – eclettico, che associa simbolicamente o lo stile egizio (architettura dei morti per antonomasia) o l’arcaico e severo dorico di Paestum all’architettura cimiteriale, opta per quest’ultimo, progettando un edificio limitato originariamente alla sola parte centrale all’attuale complesso.
Alle sei semicolonne, scanalate solo per i due terzi superiori della loro altezza ed i relativi capitelli, sono sovrapposti, in canonica successione l’architrave, il fregio e la cornice: il tutto è sormontato da un frontone con il timpano privo di decorazioni e recante un’iscrizione, al cui vertice superiore è sovrapposto il motivo simbolico di un braciere fiammeggiante. Questo stato iniziale è visibile in un disegno riportato sul numero unico del foglio “La Cremazione”, pubblicato il 20 ottobre 1901 nell’occasione del compimento della costruzione.
La facciata è eseguita in muratura rivestita da intonaco, su cui sono praticate delle lievi incisioni a simulare i giunti di un paramento lapideo.
Il nucleo iniziale dell’edificio è costituito da un atrio nel quale trovano posto due cinerari, dai locali del forno (uno di accesso e uno di servizio) e da due stanze ai suoi lati, di cui una viene usata per il deposito delle salme che attendono la cremazione, mentre l’altra è destinata alla Direzione.
Pochi anni dopo, come risulta da una relazione del 7 luglio 1906 firmata dall’ingegnere capo del Comune di Pistoia, viene predisposto un progetto di ampliamento dell’edificio.
Il progetto prevede la costruzione ad uso di cinerario, di un vasto ed alto locale, posto a lato del corpo principale e rispetto ad esso leggermente arretrato, al quale si accede direttamente dal vestibolo d’ingresso; a ridosso di esso, sulla parte posteriore, sfruttando come appoggio e delimitazione il muro di cinta del Cimitero è prevista la costruzione di un rustico ad uso di deposito del combustibile del forno.
Nella stessa relazione sopra citata, si enuncia che la Società di Cremazione “avendo in idea di completare in seguito la costruzione coll’erigere un cinerario su ciascuno dei due lati del tempio per ora intende costruire il Cinerario solo sul lato sinistro erigendo però anche sul lato destro il muro di prospetto in modo di avere da ambedue le parti le facciate di due ali identiche e simmetriche”. Le due ali, se si eccettuano alcune piccole luci chiuse da griglie in ghisa sulle facciate secondarie, sono prive di vere e proprie aperture verso l’esterno.
Completamente ciechi sono i due lati anteriori, che presentano in alto una facciata decorata a triglifi in analogia con il corpo principale: questa, unitamente ad una semplice incorniciatura in basso ed ai lati esterni, delimita due campi piani, anch’essi, come si è già visto per il corpo centrale, lievemente incisi a simulare un paramento lapideo; al centro sono poste due lapidi commemorative.
Sono quindi, come è già stato accennato, almeno tre i distinti momenti della costruzione (qualora anche la costruzione del locale posteriore simmetrico alla legnaia sia avvenuta con l’esecuzione del cinerario “sul lato destro”), senza però riuscire ad individuarne la data esatta.
Oltre a questi interventi è possibile infine individuare quelli della realizzazione, non datata, dei cinerari nel locale inizialmente destinato ad ufficio ed in quello posteriore simmetrico alla legnaia. Per quest’ultimo, la presenza della copertura dalla struttura a travi “Varese” (probabile rifacimento di una preesistente) e dei loculi cinerari prefabbricati, lo fa risalire ad epoca relativamente recente.
La costruzione in più fasi dell’edificio, che è ben dissimulata sulla parte anteriore, lo presenta sul lato posteriore come un semplice aggregato di spogli volumi, sui quali, centralmente, si eleva il camino del forno. A quello preesistente all’attuale recentemente montato, al fine (vedasi il citato numero unico “La Cremazione”) di togliere “quel carattere volgare che hanno tutte le ceminiere delle Officine industriali”, “l’Architetto Bardini dette una forma di colonna greca”; tale mascheramento, ottenuto realizzando nella sommità un elemento a forma di capitello dorico e che è ben visibile nel disegno rammentato in questa relazione, non ci era però pervenuto. Infine, sempre il foglio “La Cremazione” indica che le opere murarie furono eseguite dalla Società Cooperativa dei Muratori, il forno dalla Ditta Buscaglione e Gariglio, le decorazioni pittoriche dal “socio Ermete Chiti” (la cui firma è leggibile, come è stato possibile individuare durante le operazioni di rilievo, sopra il forno), il lavoro di fabbro dal Gambini, e quello di falegname da Giovanni Gherardini, anch’essi soci.

